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Liw Volpini
Liw Volpini
JELLY

Sintetizzare in poche righe la propria vita non è un compito facile anche se può essere un utile esercizio di messa a fuoco del proprio viaggio. E quindi alla domanda, “chi sono?”, evitando banalità del tipo “uno dei 7 miliardi di essere umani che popolano attualmente il pianeta”, risponderei che sono un’esploratrice di mondi interiori, arrivata su questo pianeta più di trent’anni fa, da un’idea di mio padre. Non la peggiore che lui abbia mai avuto, mi pare. Girovaga per professione, inquieta per passione, non vivo le mezze vie: dentro di me posso avere 4 stagioni in un’ora. E spinta da questa mia inquietudine mi avvicino all’arte grazie agli studi in storia nel corso che avevo scelto allo IED sull’Art Direction e alla contemporanea frequentazione degli ambienti artistici di Milano. Poi nel tempo, tutto è stato conseguenza della mia fortissima cultura visiva. Visiva e visionaria al punto da partire per un lungo viaggio che mi ha portato dall’altra parte del globo, a Sydney. Dovevo rimanerci al massimo un anno, ma sono diventati quattro. Un periodo inteso, caratterizzato dal desiderio di conoscere e comprendere un’altra cultura, di viverla pienamente e totalmente, ma soprattutto di esprimermi e sperimentarmi come artista. Il risultato di questo mio viaggio, non solo in Australia, ma professionale ed umano è un cocktail difficile da mescolare: in parte illustratrice, in parte grafica, in parte pittrice, designer, fotografa, ricercatrice di idee, affamata di innovazione, dispensatrice di stimoli. Un’artista working in progress insomma, proprio perché alla ricerca di costanti contaminazioni. Esiste un fil rouge in tutto questo? Forse un costante tentativo di evitare le sbavature, nel lavoro come nella vita. Esse offendono gli occhi e la mente. Non sto parlando di imperfezione che spesso nella bellezza può diventare essa stessa bellezza. Lo sa bene la mia indole grafica. Ma piuttosto mi riferisco all’esattezza di una linea che è l’essenza medesima della bellezza, un antidoto contro quello che definisco l’orrore della “fretta”, il vero virus di questa società. Ecco quindi che quel mio irrefrenabile desiderio di cercare la bellezza mi guida fino a indagare con attenzione e curiosità il mondo che mi circonda. Quasi a farmi trasportare dalle correnti come fossi una medusa, non per questo orticante, ma piuttosto leggera e trasparente. Così da Jelly della vita, traduzione inglese di medusa, trovo ispirazione in ciò che mi circonda, nelle persone, nei luoghi, negli oggetti e nelle mie emozioni. E quell’ispirazione si traduce nell’essenzialità, nell’esattezza appunto, della materia che creo, sia essa un quadro, una foto piuttosto che un progetto grafico. Ciò che genero vive di luce che vivo in ogni istante. Per questo ho capito, sin dal nostro primo incontro, che Blink mi somiglia. La loro filosofia, che tende a sviluppare le potenzialità di ogni singolo individuo, mi stimola, progetto dopo progetto, a dare il meglio come grafica e come artista. E come essere umano.