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Linda Franzosi
Linda Franzosi
IMAGINATOR

Immaginare è linfa vitale del mio raccontare. Raccontare storie che si sviluppano tra le righe più che nelle righe. In cui linguaggi diversi s’intrecciano in una trama che s’infittisce di molteplici possibilità espressive. E così, per puro interesse o per professione, passo dal cinema alla narrativa per poi danzare dalla poesia all’arte, senza alcuna interruzione o separazione ma operando una fusione sensoriale in cui il mezzo impallidisce di fronte alla sensazione che il contenuto produce: la musica di una foto, la luce di una parola, il profumo di una scena di un celebre film. Spinta da questa mia attitudine sinestetica e amante delle graphic novel e delle serie tv, dopo la laurea all’Università Cattolica in Mass Media & Cultural Science, nasco come editor presso The Walt Disney Company (2011-2015), dove muovo i primi passi nel mondo editoriale-digitale. Prendo la patente come coordinatrice di prodotti teen e abbandono la pubertà con poche certezze di cosa voglio essere da grande e il solo obiettivo di spingere sempre un po’ più in là i miei limiti, sperimentando la mia immaginazione. Ma, complice anche l’esperienza newyorkese alla School of Visual Arts (2011), ecco arrivare il mio grande amore che ha lo sguardo profondo del design. Mi travolge e inebria, al punto da non riuscire, ancora oggi, a placare quella grande passione. Impossibile per me non interrogarmi sulle essenziali ma complesse regole che dominano l’estetica di qualsiasi racconto e di come esse ne possano qualificare la trama. Con questa nuova comprensione, decido di viaggiare anche molto lontano e di conoscere mondi nuovi, misurandomi in competenze diverse che spaziano dal content editor all’editorial and digital coordinator passando per il creative design & il visual strategist in realtà differenti come DeAgostini Editore (2015) ed Europolis Regione Lombardia (2016), oltre che sperimentandomi in sporadiche collaborazioni con diversi studi editoriali e con agenzie di pubblicità e comunicazione.   Affascinata più dal processo estetico che non dallo strumento in sé, ho imparato nel tempo che contaminare ciò che mi attrae a ciò che non conosco ma che sperimento, mi permette di accedere a connessioni nuove e profonde tra le cose. Una creatività adattiva, la mia, che mi spinge oltre l’evidenza, a sintetizzare mezzi e linguaggi diversi ma tutti interconnessi tra di loro dalla mia attitudine a immaginare l’estetica di un racconto oltre i limiti espressivi del supporto che lo veicolerà. E’ in questa fase che arrivo in Blink (2016), fucina di idee e creatività ma, soprattutto, di confronto. Questo è un luogo in cui si realizzano progetti che hanno l’ambizione di far leva sulla cooperazione e sull’integrazione delle forze dei singoli, al di là della specifica competenza ma puntando sull’abilità che ognuno può mettere in campo. E’ qui che ho sentito di poter fare la differenza, esprimendo proprio la mia attitudine a immaginare nuove modalità espressive nella generazione di progettualità comunicative. Mi considero una viaggiatrice su due ruote, con il computer, la tavoletta grafica e un libro sempre nella borsa, perché non si può mai davvero sapere dove si nasconde il prossimo entusiasmante progetto da immaginare.


Blink to Action