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Cristina Vaudagna
Cristina Vaudagna
LA PASIONARIA DE LA EMPRESA

Sono un’appassionata di missioni improbabili, ma non per questo impossibili.
Non è un caso che a oggi mi occupi di progetti di trasformazione organizzativa, di start-up funzionali e di business cui ho associato negli anni una consolidata esperienza nelle operazioni straordinarie in contesti di turnaround e di crisi.
Dalla formazione in filosofia con il maitre à penser Carlo Sini, presso l’Università degli Studi di Milano, ho ereditato la passione per il conoscere e il fronteggiare l’incertezza dell’ignoto, nonché l’eclettismo combinato al rigore epistemologico grazie ai quali non ho mai smesso di misurarmi con metodi, teorie, modelli di intervento e sperimentazioni.
A seguito di una parallela formazione economico-gestionale, conseguita alla SDA Bocconi, ho avviato, a partire dal 1996, la mia esperienza professionale nel mondo della consulenza, in particolare negli ambiti dell’head hunting e del performance management, ricoprendo ruoli aziendali crescenti nelle funzioni HR e Organizzazione, in aziende operanti nel mondo dell’industria (Bticino SpA e Gruppo Coes), dell’high tech (Agilent Technologies SpA e Avago Technologies Srl) e dei servizi innovativi (settore bancassicurazione in Cardif SpA gruppo BNP).
Dal 2012, sostenuta dall’antico detto “nemo propheta in patria”, ho scelto di essere un outsider, sperimentando concretamente come una prospettiva diversa possa fare la differenza. Un mestiere, quello dell’outsider, che, anche grazie alla recente formazione in coaching e counseling strategico professionale con il Nardone’s Model, mi consente di mantenere il focus sul potenziale di sviluppo delle situazioni, elevandone la performance sia che entri in scena in qualità di project e temporary manager, sia che rivesta il ruolo del consulente manageriale, sia che guidi gruppi o affianchi singoli. In breve mi definisco una cultural designer, perché, proprio come avviene nell’arte della materia, intervengo nella “materia-cultura” di un’azienda, un’organizzazione o di una professionalità, sviluppando una forma più funzionale al contesto e generando nuovo valore culturale. E, forse proprio per la mia ricerca di valore, da più di vent’anni ad alimentare la mia passione vi sono anche le attività non-profit. Prima in Amnesty International con incarichi regionali; poi, nel 2012, partecipando alla fondazione di ArcamicA, una onlus che si occupa di progetti di solidarietà assistiti da animali salvati da situazioni di sofferenza e maltrattamento; e dal 2016 diventando associata InnoVits, organizzazione di manager e di imprenditori che promuove innovazione con l’obiettivo di stimolare lo sviluppo imprenditoriale nel confronto tra startupper e il proprio network.
Nel 2014 la mia passione per l’intraprendere incontra quella di Blink, dove inizia la fase di ricerca e sperimentazione e con la quale collaboro attivamente nello sviluppo di paradigmi adattivi nell’ambito della cultura organizzativa, oltre che nella formazione imprenditoriale e nella facilitazione professionale. In questo periodo ho, infatti, contribuito allo sviluppo del Blinkmethod e all’ideazione del percorso Effetto Domina.
Come dicevo, mi occupo di missioni improbabili ma non impossibili e quindi sono sposata, mamma di una quasi adolescente, con una famiglia allargata di cui fanno parte una golden retriver e una quarter horse.


Blinkmakers

Il coraggio di rinascere

Abbiamo cercato l’incontro con Enzo Muscia perché la sua è una storia che va raccontata, anche se non vuole che diventi solo una bella storia, il suo obiettivo infatti è dare futuro alla sua impresa. Oggi è il fondatore di A Novo Italia Srl, ma tra la fine del 2011 e il 2012 ha fronteggiato da dipendente la decisione della Casa Madre straniera di chiudere la filiale italiana. Non si è arreso, non ha preso la via più facile, ha rischiato tutto ciò che aveva e ha scelto di provare a ricominciare, osando il passo verso l’incerto, come un blinkmaker sa fare. [Continua a leggere ...]

Quando l’ironia ci mette lo zampino

La storia che vi vogliamo proporre e che, non lo nascondiamo, ha incrociato la nostra in un campo da gioco comune, ci ha colpito per la non convenzionalità. Proprio perché inusuale è la persona che rappresenta un sistema organizzativo storicamente fuori dagli schemi. “L’inusuale” è Carlo Canestri, Amministratore Delegato di Guido Giuso, l’uomo col gusto della finanza, che ci ha raccontato il suo percorso d’interazione con la cultura dei buongustai, [Continua a leggere ...]

L’arte dell’interazione

La prima storia che abbiamo deciso di raccontarvi, non a caso, appartiene alla nostra esperienza. Del resto s’inizia sempre da ciò che si conosce, non per semplice piacere, come in questo caso, ma perché se l’arte dell’incontro non può mancare a un blinkmaker, nel suo percorso professionale Michele Villotti, Amministratore Delegato di Silhouette Italia, ha dato prova di saperla interpretare abilmente, confrontandosi con settori e culture differenti. [Continua a leggere ...]

Officina della comunicazione

officina della comunicazione

L’incertezza accertata

Che per noi b_linkisti l’incertezza sia accertata è ormai una certezza, ed è per questo che da mesi, nella nostra Officina di Comunicazione, ci stiamo occupando di questo tema. Ma ad attirare la nostra attenzione è soprattutto come l’incertezza sia elemento di dicotomia tra i valori dei giovani e quelli della generazione dei genitori con le conseguenti modalità diverse di relazionarsi con essa. [Continua a leggere ...]

officina della comunicazione

La visione della revisione

Da quale punto di vista osservare l’impresa che modifica il proprio modello di business? Ci siamo posti questa domanda stimolati dalla recente decisione di un nostro storico partner, Silhouette, di integrare la produzione di lenti a quella delle montature, al fine di offrire al partner ottico una soluzione completa. Ora, possiamo leggere questa scelta nella logica della diversificazione, una fra le scelte strategiche possibili, e potremmo anche mantenere il focus della nostra attenzione sul che ‘cosa si fa’, al fine di indagare le motivazioni strategiche di business che hanno portato a tale scelta. Ciò che, però, ci interessa maggiormente osservare non è tanto il cosa ma il “come lo si fa”, in quanto questo ci consente di vedere le differenze in un campo in cui il ‘pensiero unico’ delle best practice rischia di porre sullo sfondo la cifra dell’operazione fino a sfocarla. [Continua a leggere ...]

officina della comunicazione

L’abilità ascoltata

Il tema della disoccupazione giovanile, insieme a quello collegato dell’impiegabilità dei giovani, si è guadagnato un posto di rilievo nell’agenda di chi guida il nostro Paese e la visione dell’Europa 2020. In conseguenza anche noi abbiamo deciso di mettere l’argomento nella Top Ten della nostra attenzione. Quindi, con l’obiettivo di mettere a fuoco il problema, anziché cominciare a disquisire di soluzioni, abbiamo condotto una ricerca sul campo per indagare il punto di vista dei giovani sul problema stesso e il ventaglio delle attuali proposte. Così abbiamo raccolto i loro feedback mediante interviste dirette e la diffusione di un questionario a un campione di 80 studenti universitari, ossia coloro che hanno la prospettiva di affrontare il mercato del lavoro in un futuro non troppo remoto e che hanno la possibilità di accedere alle soluzioni attuali nelle varie forme di career service universitari. Tra i molteplici spunti di valutazione emersi spicca su tutti un’illuminante ambivalenza nelle considerazioni dei ragazzi. [Continua a leggere ...]

officina della comunicazione

L’intermediazione è un’idea così inattuale?

Da più parti ci sentiamo ripetere che viviamo l’era della disintermediazione, una conquista consentita dalla diffusione di internet che si riflette nelle tendenze di business. Ecco che allora all’intermediazione tocca il ruolo di potentato da abbattere per l’ultima moda iconoclasta che si propaga dal mondo dell’acquisto di beni e servizi a quello della cultura fino a toccare il livello della politica. Sembrerebbe dunque che fondare la propria idea di business sul modello di intermediazione sia quanto di più inattuale possa essere immaginato da mente umana. [Continua a leggere ...]

officina della comunicazione

La sostenibilità delle nuove imprese

Qualche giorno fa abbiamo incontrato i fondatori di INES per l’attività di monitoraggio e follow-up, terza fase del modello di intervento ID@azione, e ci siamo domandati cosa ci fosse all’origine dei fallimenti delle neo-imprese, non tanto perché a pensar male non si sbaglia mai, quanto per la nostra tenacia nell’esercitare quella cauta preparazione propedeutica alla velocità di esecuzione. [Continua a leggere ...]

officina della comunicazione

Osservarti da fuori per sentirti dentro

Nelle sessioni di coaching che intervallano il percorso B_Link dei mestieri rifiniamo il lavoro e l’allenamento svolto in aula, ancorando la sintonizzazione della propria evoluzione personale col mestiere scelto e opportunisticamente costruito sulle necessità del contesto professionale in cui si agisce o in cui si vorrebbe agire. [Continua a leggere ...]